Giugno 28, 2009

QUANTE BELLE COSE CI STIAMO PERDENDO ?

Archiviato in: Attualità — ossidiana @ 10:18 pm


Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?". Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"

Giugno 11, 2009

RIENTRO

Archiviato in: Donne — ossidiana @ 9:24 am


Il rientro e’ sempre traumatico, lo e’ ancora di piu’ se spesso le cose non vanno come ci si immagina o come si spera che vadano per una cosa che hai fortemente voluto.
I posti diventano meravigliosi o malinconici secondo il nostro umore. Come in uno specchio la vita, spesso, riflette noi stessi. La costa nord della Spagna e del Portogallo, le ho viste con occhi nostalgici di spazi perduti che mi portano a ricercare sensazioni che penso tristemente, non si ricreeranno mai piu’. La nebbiolina che bagna la pelle e penetra fin dentro le ossa e’ la temperatura che ci ha accolto, una sensazione di perduta identità e spaesamento che ti lasciano un po’ intontita, ma poi ti abitui, la vita ci ha preparati anche a questo: con un maglione piu’ pesante la pelle non e’ piu’ bagnata, con un paio di occhiali da sole, la luce da meno fastidio e l’anima? L’anima si cristallizza e ogni dolore è anestetizzato da un buon bicchiere di vino. Le tapas, le ostriche, i frutti di mare, il baccala’ e altri mille stuzzichini accompagnano l’euforia che ne deriva.
Tutte le fortezze che circondano i confini, creando un muro con un oceano meravigliosamente immenso, all’interno sono ormai diventati ridenti paesini, hotel di lusso o musei con aria di vecchiume, ti fanno pensare ad un passato maestoso di guerre e paure dalle quali si era sempre pronti a difendersi. Per un attimo la visita all’arcipelago di Los Cies, patrimonio dell’umanità’, con le acque turchesi tipiche di un'isola tropicale, colonie di gabbiani e distese di cisto profumato peculiarita’ delle coste mediterranee, con le scogliere che si ergono come bastioni contro le onde violente dell'oceano Atlantico nel quale sono immerse, mi trasporta in un’altra dimensione. Dimensione di paradisi perduti, di specie animali libere di essere se stesse, dove all’uomo non e’ dato accesso se non in modo rigorosamente controllato. L’uomo non controllato risulta pericoloso persino a se stesso.
Santiago de Campostela e’ un respiro di spiritualità in un paese la cui laicità trova il massimo esponente nel suo leader Zapatero. Non e’ una sensazione religiosa ma spirituale. Sensazioni congiunte di persone, di qualsiasi eta’ e sesso, che si ritrovano a condividere, con spirito di sacrificio e alla ricerca costante dei propri limiti, la stessa via per 800 km.
Madrid, capitale europea per eccellenza, non delude le aspettative, la confusione fino all’alba dell’indomani, le risa, i Botellón, gli ubriachi, i teatri, la festa delle tapas sono la somma di tutto quello che piu’ rappresenta la Spagna nell’immaginario collettivo.
Per una sera e un pomeriggio, come inizio e come fine, ho ritrovato la mia Roma, amata negli anni passati e mia meta di pellegrinaggi amorosi. Ho sentito l’odore di un tempo passato, di angoli densi di ricordi, di luoghi di culto e gente generosa. Ho sorriso ogni volta che ho sentito “che te lo dico a fa’..?” ho passato i piedi sui San Pietrini, guardandoli come se li vedessi per la prima volta e sono tornata a casa con la volonta’ di abbandonarmi al vento della vita senza voler piu’ forzare gli eventi. Sono tornata stanca di lottare per ottenere per forza cio’ che penso possa farmi star bene. Di credere in qualcosa per poi scoprire che e’ tutta una presa in giro. Oggi voglio stare seduta e godermi il bel sole della Sicilia!